situazione paradossale 1

Situazione paradossale come uscirne

Una situazione paradossale crea in chi la vive un profondo disagio. Paul Watzlawich ci spiega in cosa consista una situazione paradossale in cui ognuna delle alternative possibili sembra, in realtà, essere una soluzione sbagliata. Ciò accade perché l’unico modo di porre fine ad una situazione paradossale è quelo di violare le regole del gioco che la sostengono.
Paul Watzlawich e altri
Pragmatica della comunicazione umana. Astrolabio

In The Wife of Bath’s Tale ( Il racconto della comare di Bath) Chaucer narra la storia di un cavaliere di Re Artù che  “a spron battuto cavalcando un giorno verso casa di ritorno dalla caccia col falcone “s’imbatte per strada in una fanciulla a cui usa violenza”. Il crimine,  “che suscitò vivissimo scalpore“, quasi gli costa la vita, se non fosse per la regina e le sue dame che vogliono risparmiarlo, dal momento che Artù lascia decidere alla regina la sorte del cavaliere. La regina dice al cavaliere che gli concederà la vita se riuscirà a rispondere alla domanda  “Che cosa desiderano di più le donne?” Il cavaliere, che ha come unica alternativa una sentenza di morte, s’impegna di trovare la risposta e di ritornare al castello dopo un anno e un giorno (il tempo che la regina gli ha dato). Come si può immaginare, l’anno passa, arriva l’ultimo giorno, e il cavaliere è sulla strada del ritorno al castello senza aver trovato la risposta. Questa volta s’imbatte in una vecchia (“una strega tanto orrenda quanto può esserlo una invenzione della fantasia“) che sta seduta in un prato e gli dice una frase che suona come una profezia:  “Signor cavaliere, qui non c’è strada che passi “. Quando conosce la difficile situazione paradossale in cui il cavaliere si trova, gli dice di sapere la risposta e di essere pronta a svelargliela se egli giura che  “qualunque cosa io poi vi chieda, la farete se potrete farla”. Posto di nuovo di fronte a una scelta tra due alternative (essere decapitato o accondiscendere al desiderio della strega, qualunque possa essere), naturalmente il cavaliere sceglie questa seconda alternativa e la strega gli rivela il segreto (“Più di tutto è il dominio che desiderano le donne, sopra i loro mariti e nelle cose d’amore“). La risposta soddisfa pienamente le dame di corte e la strega chiede al cavaliere di sposarla. Ha mantenuto la sua promessa e· il patto esige che il cavaliere mantenga la sua. Giunge la notte del matrimonio e il cavaliere giace al fianco della strega disperato e incapace di sopraffare la repulsione per la sua bruttezza. Alla fine la strega gli offre ancora due alternative tra cui scegliere: o lui l’accetta orrenda com’è (e lei  per tutta la vita sarà una moglie sottomessa e esemplare) oppure si trasformerà in una fanciulla giovanissima e bellissima, ma non gli sarà mai fedele. A lungo il cavaliere pondera le due alternative e alla fine non sceglie nessuna delle due, ma rifiuta la scelta stessa. Il culmine del racconto è tutto in una sola riga:  “I do not fors the whether of the two  “ (Non scelgo nessuna delle due). A questo punto la strega diventa una fanciulla bellissima che sarà la più fedele e obbediente delle mogli.
Al cavaliere la donna appare come fanciulla innocente, regina, strega, e puttana, ma sotto tutte queste sembianze esercita su di lui lo stesso potere finché egli non si sente più costretto a scegliere e ad essere trascinato in una ulteriore situazione paradossale difficile; infatti alla fine contesta la stessa necessità di scegliere. The wife of Bath’s Tale è anche un “campione” stupendo di psicologia femminile (…). Se applichiamo il nostro schema concettuale dobbiamo concludere che finché questo tipo di donna è capace di “legare doppio” il maschio con l’illusione di alternative che non finiscono mai (e, naturalmente, finché il maschio non riesce a districarsi da questa situazione paradossale) neppure lei può essere libera e resta presa nell’illusione di alternative che comportano bruttezza e promiscuità come uniche scelte. (…)

situazione paradossale 2

Cominciamo con un esempio puramente teorico. Si immagini una situazione paradossale come la seguente.
Due persone decidono di fare un gioco che consiste nel sostituire la negazione con l’affermazione, e viceversa, in ogni frase che si comunicano. diventa no, non voglio diventa voglio, e così via. É evidente che questa codificazione dei messaggi è una convenzione semantica del tutto simile alla miriade di altre convenzioni accettate da due persone che usano lo stesso linguaggio. Ma non è invece subito evidente che i giocatori non possono ritornare con facilità al loro primo, normale, modulo di comunicazione, una volta che il gioco sia avviato. Se continuano ad applicare la regola dell’inversione del significato, il messaggio  “Smettiamo di giocare “ significa  “Continuiamo a giocare “. Per arrestare il gioco è necessario uscir fuori dal gioco e comunicare su di esso. Un messaggio simile dovrebbe essere chiaramente costruito come un meta­ messaggio, ma qualunque qualificatore si adotti sarebbe esso stesso soggetto alla regola d’inversione del significato e quindi inutile. Il messaggio  “Smettiamo di giocare”’ è indecidibile perché:

  1. ha un significato sia al livello-oggetto (in quanto parte del gioco) sia al metalivello (in quanto messaggio sul gioco);
  2. i due significati sono contraddittori;
  3. la natura peculiare del gioco non fornisce una procedura tale da mettere in grado i giocatori di decidere su un significato o sull’altro. L’indecidibilità rende impossibile arrestare il gioco una volta avviato. Etichettiamo situazioni simili giochi senza fine.

Si può sostenere che si potrebbe evitare il dilemma e arrestare i l gioco a piacere, usando semplicemente il messaggio opposto:
“Continuiamo a giocare“. Ma un esame più attento rivela che questo non è possibile .da un punto di vista rigorosamente logico, perché (…) nessuna asserzione f atta entro uno schema dato (nella fattispecie, il gioco dell’inversione del significato) può essere al tempo stesso una asserzione valida sullo schema. Anche se un giocatore emettesse il messaggio  “Continuiamo a giocare“ e per la regola dell’inversione l’altro capisse che significa  “Smettiamo di giocare“, egli si troverebbe di fronte a un messaggio indecidibile, a condizione che il suo ragionamento su di esso resti perfettamente logico, perché le regole del gioco non tengono nel debito conto i metamessaggi e un messaggio che proponga la .fine del gioco è necessariamente un metamessaggio. Per le regole del gioco ogni messaggio fa parte del gioco e non si f a eccezione per nessun messaggio.
Ci siamo soffermati su questo esempio perché può servire da paradigma (…)per innumerevoli dilemmi di relazione che si presentano nella vita reale. L’esempio illumina con molta chiarezza un aspetto importante del tipo di sistema che sta ora esaminando; una volta che si è raggiunto l’accordo preliminare sull’inversione del significato, l’accordo non può essere più cambiato dai due giocatori, perché per cambiarlo dovrebbero comunicare e le loro comunicazioni sono la vera sostanza del gioco. Ciò significa che in un sistema simile nessun cambiamento può essere provocato dall’interno.
Cosa avrebbero potuto fare i giocatori per evitare il dilemma? Ci sono tre possibilità:

  1. I giocatori, prevedendo la necessità di comunicare sul gioco una volta che fosse cominciato, avrebbero potuto accordarsi di giocarlo in inglese ma di metacomunicare in francese. Ogni asserzione in francese, come la proposta di arrestare il gioco, resterebbe quindi chiaramente fuori del corpo di messaggi che sono soggetti alla regola dell’inversione del significato, cioè fuori del gioco stesso. Per questo gioco sarebbe una procedura di decisione di grande efficacia, ma sarebbe inapplicabile nella comunicazione umana perché non esiste un metalinguaggio che venga usato soltanto per le comunicazioni sulla comunicazione. Infatti, il comportamento e, più precisamente, il linguaggio naturale sono usati per comunicazioni sia al livello oggetto che a livello di metalinguaggio (…)
  2. I giocatori avrebbero potuto fissare in anticipo di comune accordo un limite di tempo, superato il quale sarebbero tornati al loro modulo di comunicazione normale. Vale la pena di notare che questa soluzione, che tra l’altro è inattuabile nella comunicazione umana reale, implica il ricorso a un f attore esterno – il tempo – che non rientra nel gioco.
  3. Questo ci porta alla terza possibilità, che sembra essere la sola procedura efficace e che ha inoltre il vantaggio che vi si può ricorrere dopo che il gioco è cominciato: i giocatori potrebbero trasferire il loro dilemma su una terza persona con la quale entrambi hanno mantenuto il loro modulo di comunicazione normale e farle decidere la chiusura del gioco.

situazione paradossale 3

La qualità terapeutica dell’intervento del mediatore può risultare più evidente dal confronto con un altro esempio di gioco senza fine in cui, per la natura della situazione paradossale, non esiste alcun mediatore di cui si possa invocare l’intervento.
La costituzione di un paese immaginario garantisce il diritto di un dibattito parlamentare illimitato. Si scopre subito che questa norma non è pratica, perché basta che i membri di un partito comincino a fare discorsi interminabili per impedire che si prenda qualunque decisione. É chiaro che è necessario un emendamento della costituzione, ma l’adozione dell’emendamento stesso è soggetta allo stesso diritto di dibattito illimitato che si progetta di emendare per cui l’emendamento può essere rinviato a tempo indeterminato. L’organizzazione dello Stato di questo paese è di conseguenza paralizzata e incapace di produrre un cambiamento delle proprie norme, perché è presa in un gioco senza fine.
In questo caso non esiste ovviamente un mediatore che potrebbe restare fuori delle regole del gioco che la costituzione prevede. L’unico cambiamento immaginabile che si possa operare è soltanto un cambiamento violento, una rivoluzione che dia a un gruppo il potere sugli altri partiti e imponga una nuova costituzione. Gli equivalenti di un simile cambiamento violento nel settore delle relazioni tra individui presi in un gioco senza fine possono essere la separazione, il suicidio, o l’omicidio. (…)
Secondo noi questa terza possibilità (di un intervento esterno) è il paradigma dell’intervento psicoterapeutico. In altre parole, il terapeuta in quanto outsider è in grado di provocare quello che il sistema: stesso non è in grado di produrre: un cambiamento delle proprie regole.

Scarica gratis e leggi “Pragmatica della comunicazione umana”
Leggi articolo di Paul Watzlawich: “Passato, istruzioni per rendersi infelici”