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Rimandare ovvero l’arte di procrastinare

Rimandare a domani è «l’arte di stare al passo con lo ieri» e «di evitare l’oggi». Wayne Dyer ci da alcuni preziosi consigli su come interrompere “l’arte di rimandare” e sentirci così più padron della nostra vita e responsabili.
Wayne Dyer
Le vostre zone erronee. BUR

Sei solito rimandare a domani? Se sei come la maggior parte della gente, risponderai affermativamente. Ma è altresì probabile che preferiresti non vivere nell’angoscia che s’accompagna all’aggiornamento sistematico delle cose da fare. Forse vuoi veramente portare a termine ciò che hai incominciato; eppure, per una qualche ragione, posponi, sospendi l’azione. Questa faccenda del procrastinare è un aspetto estenuante dell’esistenza. Se il tuo caso è grave, non passa giorno che tu non dica: “So che dovrei farlo adesso. Lo farò più avanti”. Di questa tua propensione erronea è difficile dare la colpa alle forze esterne. È tutta roba tua, tanto il procrastinare quanto lo sconforto che ne trai.
Ma si tratta di un atteggiamento erroneo pressoché universale. Pochissime persone possono dire in tutta onestà di non rimandare mai nulla. Benché a lungo andare si riveli dannoso, non vi è nulla di malsano nel comportamento che caratterizza questa, come del resto ogni altra, fascia erronea. Le cose rimandate non esistono nemmeno. Le cose, o si fanno o non si fanno. Se non si fanno, esse non sono tanto rimandate, quanto piuttosto non fatte, inattuate. Il tratto nevrotico è bensì rappresentato dalla reazione emozionale e dall’immobilizzazione che s’accompagnano al procrastinare. Se sei solito rimandare a domani, e questo ti piace, e non ti affliggono sensi di colpa o angosce o arrabbiature, seguita, per l’amor di Dio, e salta pure questo capitolo. Ma, per quanto riguarda la maggior parte della gente, la procrastinazione equivale a una fuga dal presente: i più, cosi facendo, non vivono il presente con tutta la pienezza possibile.
Le frasi che rivelano il sistema che permette al procrastinatore di mantenere il suo comportamento, sono: “Spero che le cose si aggiustino”.
“Vorrei che le cose andassero meglio”.
“Può darsi che si metta bene”.
Sono la delizia di chi rimanda: coi suoi “forse” “spero” e “magari”, ha un buon motivo per non concludere nulla, adesso. Tutto il suo sperare e tutto il suo auspicare non sono che perdita di tempo, insipienza di chi vive nel mondo delle favole. Per quanto spiri ed auspichi, non porta a termine nulla. Le sue son frasi che gli offrono la possibilità di non rimboccarsi le maniche e non applicarsi alle cose che aveva pur considerate abbastanza importanti da annoverarle fra le sue attività.
Tu puoi compiere tutto ciò che stabilisci di fare. Sei forte, hai delle capacità e non sei nemmeno un tantino fragile. Se rimandi al futuro, è perché cerchi di evadere dalla realtà, cadi in preda al dubbio e all’illusione. Cedi per debolezza nel presente, e speri che in futuro le cose si mettano bene. (…)

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Dice Donald Marquis che procrastinazione è «l’arte di stare al passo con lo ieri» e, aggiungerei, «di evitare l’oggi». Essa funziona in questo modo. Vi sono determinate cose che vuoi fare. Non ti sono state imposte, le hai scelte liberamente. Molte di esse, tuttavia, non risultano mai fatte, sebbene tu ti dica che verranno fatte. La risoluzione di fare in futuro ciò che potresti fare adesso è un accettabile surrogato della sua attuazione, il quale ti permette di prenderti in giro da solo perché è come se ti dicessi che non ti comprometti se non fai ciò che hai deciso di fare. È molto facile: “So che devo farlo, ma veramente temo che non lo farei bene (oppure: che non mi piacerà farlo). Mi dico dunque che lo farò, così non devo ammettere con me stesso che non mi accingo a farlo. In tal modo mi è più facile accettarmi”. Questo è il ragionamento conveniente, ancorché fallace, che puoi far entrare in gioco quando ti si prospetta una cosa sgradevole o difficile.
Sono discorsi vani quelli di colui che vive in un dato modo e dice che in futuro vivrà diversamente. Costui aggiorna di continuo, e non gli si vede mai nulla di fatto.
Vi sono ovviamente dei gradi, nella procrastinazione. È possibile rimandare a un certo giorno, e portare a termine prima della scadenza. Ma anche qui può nascondersi una forma di autoinganno piuttosto comune. Se ti concedi un minimo assoluto di tempo per portare a termine un lavoro, puoi giustificare la sciatteria del risultato o un rendimento al di sotto del livello dell’eccellenza, dicendoti: “È che non ho avuto abbastanza tempo”. Ma di tempo ne hai quanto ne vuoi! Le persone veramente occupate portano a termine le cose. Se passi il tempo a lamentarti di quanto hai da fare (procrastinazione), si capisce che non te ne resta per farlo. (…)

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Alcune tecniche per non più rimandare a domani

  • Decidi di vivere a pieno cinque minuti per volta. Invece di pensare a impegni a lungo termine, pensa al presente e cerca di riempire cinque minuti con la cosa che intendi fare, rifiutandoti di rimandare ciò che potrebbe darti soddisfazione.
  • Mettiti a sedere e incomincia una cosa che hai rimandato. Incomincia una lettera o un libro. Scoprirai che non era il caso di rimandare tanto, giacché è assai probabile che, una volta smesso di procrastinarla, la cosa si riveli godibile. Il solo fatto di averla incominciata ti aiuterà ad eliminare l’ansia che ti procurava quando era soltanto un progetto.
  • Domandati: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe capitarmi se facessi quello che sto rimandando?”. La risposta è di solito talmente insignificante che cominci a vibrare e poni mano alla cosa. Pesa, i tuoi timori, e non avrai ragione di continuare ad averne.
  • Fissa il giorno e l’ora (diciamo mercoledì, dalle 10 alle 10,15 di sera) e dedicati esclusivamente alla cosa che da tempo rimandi. Scoprirai che l’impegno di un quarto d’ora basta sovente a far smetter l’abitudine di rimandare.
  • Giudicati troppo importante per lasciarti angosciare dalle tue incombenze. La prossima volta che ti viene l’angoscia da procrastinare, ricorda che coloro che si usano dei riguardi non si recano danno in quel modo.
  • Esamina attentamente il presente. Identifica esattamente che cos’è che stai evitando e affronta la paura di vivere a tutti gli effetti. Procrastinare equivale a sostituire alla pienezza del presente l’ansia intorno a una cosa che si vuole attuare in futuro. Se il futuro viene fatto diventare presente, l’ansia deve, per definizione, sparire.
  • Smetti di fumare… adesso! Mettiti a dieta… in questo momento! Piantala di sbronzarti… in questo istante! Chiudi questo libro e va’ a fare il primo degli esercizi fisici in programma. Così si affrontano i problemi: agendo adesso! Agisci! Le uniche remore siete tu e le tue scelte nevrotiche, scelte che hai compiuto in passato perché non credevi di avere la forza che hai in realtà. Quant’è più semplice agire!
  • Nelle circostanze in cui sei solito annoiarti, comincia a usare il cervello. Imprimi un ritmo più vivace a una riunione ponendo domande pertinenti, oppure divertendoti a comporre mentalmente una poesia, a giocare coi numeri per tenere in esercizio la memoria, ecc. Decidi di non annoiarti mai più.
  • Se qualcuno ti critica, domandagli: “Crede lei che a quest’ora mi serva un critico?”; ovvero, se tu dovessi sorprenderti a criticare, domanda alla persona se le interessa sentire le tue critiche e, in caso affermativo, per quale ragione. Ciò ti aiuterà a passare dalla schiera di chi critica al versante di chi agisce.
  • Considera spietatamente la tua vita. Stai facendo quello che vorresti fare se sapessi che ti restano sei mesi di vita? No? Allora ti conviene cominciare a farlo perché, relativamente parlando, questo è tutto il tempo che ti resta. Che differenza c’è infatti, fra trent’anni e sei mesi, rispetto all’eternità? La durata di una vita è paragonabile a un puntolino. Indugiare non ha senso.

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  • Fatti coraggio e intraprendi l’attività che eviti da un certo tempo. Un solo atto di coraggio può eliminare tutte le tue paure. Smetti di ripeterti che devi svolgerla bene. Rammenta che assai più importante è fare.
  • Decidi di non essere stanco fino a un minuto prima di andare a letto. Non concederti la scusa che sei stanco o ti senti poco bene per rinviare e sottrarti al disbrigo di una data cosa. Potresti scoprire che, eliminata la ragione di quella stanchezza o malessere — ossia l’evasione da una incombenza —, i problemi fisici scompaiono “come per magia”.
  • Elimina le parole “spero”, “vorrei” e “può darsi” dal tuo linguaggio. Sono altrettanti strumenti per rimandare. Se t’accorgi che s’infiltrano, sostituiscile con altre frasi. Cambia: “Spero che le cose si aggiustino”, in “Ora le sistemo io”; “Vorrei che le cose andassero meglio”, in “Ora faccio questo e questo, e mi sentirò risollevato”; “Può darsi che si metta bene” in “Lo sistemo io”.
  • Tieni un diario dei motivi che hai di lamentarti o di criticare. A scriverli, ottieni due cose: vedi la frequenza e le modalità del tuo comportamento critico, nonché i fatti e le persone che sono oggetto delle tue critiche ovvero le determinano, e — seconda cosa — di lì a poco smetti di criticare, perché sarà un dolore tenere un diario simile.
  • Se altre persone sono coinvolte nella cosa che rinvìi (un trasferimento, un nuovo impiego, una cura), riuniscile e chiedi la loro opinione. Parla con coraggio dei tuoi timori, e vedi se le ragioni del tuo indugio non sussistano soltanto nella tua immaginazione. Se ricorri all’aiuto di un confidente, la tua procrastinazione cederà dinanzi ai vostri sforzi congiunti e, per il fatto di essere stata partecipata, sparirà anche l’angoscia connessa al continuo rimandare.
  • Stipula un contratto con le persone a cui vuoi bene e in base ad esso mantieni gl’impegni che hai sempre rimandato alle calende greche. Consegna copia del contratto a ciascuno dei contraenti, e bada che vi siano specificate le penalità se non ottemperi. Che si tratti di portarle alla partita o al ristorante, in vacanza o a teatro, troverai utile questa strategia, e anche vantaggiosa per te, dal momento che ti divertirai.

Se vuoi che il mondo cambi, non stare a lamentarti. Fa’ qualcosa. Anziché riempire il tempo con l’ansia paralizzante che ti procura ciò che rinvìi, prendi di petto questa antipatica “zona erronea” e vivi nel presente. Datti d’attorno: non criticare, non sperare, non auspicare!

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