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Gioco d’azzardo : la dipendenza dal gioco

Gioco d’azzardo rappresenta un problema sotto gli occhi di tutti. Il gioco d’azzardo alimenta il mercato delle illusioni, proponendosi come una fabbrica di false speranze. Il gioco d’azzardo coinvolge tutti e, come ogni dipendenza, provoca danni non solo a chi ne soffre ma anche ai suoi familiari.
Mauro Croce, Francesca Rascazzo
Il gioco d’azzardo, giovani e famiglie. Giunti

Chi  non  ha  mai avuto  la  tentazione  di  acquistare  un  biglietto  della lotteria o un tagliando da grattare? Di scommettere sulla squadra del cuore o di giocare alle macchinette elettroniche? L’elenco dei giochi d’azzardo, quelli il cui esito è dettato dalla sorte, potrebbe continuare sino a includere le più avanzate e nuove forme di gioco, quelle online, di fronte allo schermo del computer. Il gioco d’azzardo per molte persone è un comportamento privo di rischi, un passatempo che offre l’illusione momentanea di provare l’emozione di una vincita. Ma può anche essere un incontro, quello con l’azzardo ,in grado di innescare una spirale inarrestabile, e con conseguenze spesso drammatiche.
Il consumo di gioco d’azzardo è molto più vicino alla nostra esperienza quotidiana di quanto immaginiamo. È dentro il mercato dei beni di prima necessità, è nelle pubblicità, nella musica, nei film. L’azzardo stesso è diventato un potente prodotto di mercato, un prodotto che gioca con le nostre debolezze e speranze, un bene non più di lusso, ma alla portata di tutti. Se in passato era essenzialmente uno svago “d’élite”, o il rituale della schedina della domenica, oggi chiunque s’illude di acquistare con il gioco la speranza di vincere, di cambiare vita al costo di un biglietto della lotteria. Ed è soprattutto nei periodi di crisi economica, come sostengono gli esperti, che l’azzardo funziona bene come antidoto alla disperazione, quasi fosse l’ultima e unica speranza in un futuro migliore.
Il gioco d’azzardo è alla portata di tutti – uomini, donne, anziani e ragazzi – in luoghi quanto mai accessibili: bar, tabaccherie, sale scommesse, sale Bingo. In realtà non occorre necessariamente andare da qualche parte per poter giocare: l’azzardo attraversa molti spazi della nostra quotidianità. Si può giocare negli uffici postali, al supermercato e, con la diffusione del gioco online, grazie ai cellulari di ultima generazione è possibile farlo ovunque e in qualsiasi momento. (…)

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Ma quanti e quali tipi di giochi esistono? (…) Esistono quattro categorie di giochi di diversa  natura:

  1. giochi di Mimicry. sono i giochi di travestimento, di mimetizzazione, nei quali si fantastica sulla realtà trasformandola in qualcosa di Giochi che offrono la possibilità di assumere un altro ruolo, un’altra identità, una maschera che, nella finzione, possiamo permetterci di “indossare”, ma che nella realtà non potremmo “giocare” ad assumere (in inglese il verbo to play significa sia giocare, sia recitare). Giocare con le bambole, travestirsi per Carnevale, fare imitazioni. oppure celare la propria identità dietro soprannomi, compresi i più recenti tag (es. le sigle con cui i graffitari firmano i murales) e nick-name;
  2. giochi di llinx: sono i giochi di vertigine, nei quali si cerca il brivido, come al luna park, sulle giostre, sull’altalena, nel jumping , ecc.;
  3. giochi di Aqon: sono i giochi di competizione, di agonismo, in cui sono centrali le abilità del giocatore. Le discipline sportive sono un esempio, cosi come gli scacchi, il sudoku, il bridge, ecc.;
  4. giochi di Alea: sono i giochi regolati dal caso, in cui il giocatore si affida alla fortuna e la sua abilità non ha alcuna influenza sul risultato. È in questa categoria che rientrano i giochi d’azzardo, da quelli più antichi come il lancio dei dadi, sino alle lotterie, alle scommesse, ai “Gratta e Vinci” dei nostri tempi.

Le categorie proposte non vanno intese in senso esclusivo. Nei giochi d’abilità, come in molte competizioni sportive, può ricorrere la vertigine, il brivido. Allo stesso modo, nel paracadutismo, dove la vertigine è predominante, è molto importante anche l’abilità, la preparazione dell’atleta. I giochi d’agonismo, a loro volta, possono essere drasticamente condizionati dal caso: vano sarà stato l’allenamento del ciclista se buca la gomma nell’ultimo chilometro della corsa!
Curioso è il caso del poker, gioco nel quale ricorrono tutte le caratteristiche citate dalla classificazione dei giochi: l’alea, il caso che regala al giocatore “la mano buona”; la mimicry, la capacità di simulare, di bluffare; la vertigine, la sensazione di smarrimento nel gioco, di totale assorbimento; e, infine, la capacità di essere lucidi, di controllare le emozioni, capire le debolezze e le caratteristiche degli altri giocatori. «In un tavolo da poker hai mezz’ora per capire chi è il pollo. Se non l’hai capito, il pollo sei tu» dice Matt Damon, pokerista di professione nel film Rounders ·Il giocatore.
Caratteristica centrale dei giochi d’azzardo è, però, il fatto che il giocatore non si confronta unicamente con l’avversario; anzitutto egli sfida la sorte, il destino, e se avrà vinto o perso al gioco sarà stato il fato a deciderlo. Quale che sia l’esito del gioco d’azzardo, non potrà dire di essersi “meritato” il risultato, dal momento che la sorte. e non la sua abilità, avrà dettato il corso degli avvenimenti. È l’esatto contrario del lavoro, un’ ”insolente e sovrana derisione del merito” come ha sostenuto Caillois in I giochi e gli uomini, perché da esso il giocatore fortunato (ma solo lui…) può trarre molto più di quanto il lavoro e la fatica gli possano procurare. (…)

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Nei giochi d’agonismo, d’abilità, il risultato dipende dall’impegno del giocatore, dalla sua preparazione, dalla costanza nell’allenamento. Il giocatore, cioè, fa unicamente appello alle sue capacità, sia che abbia dì fronte un avversario da battere, sia che si impegni in una sfida contro se stesso, ad esempio per superare il proprio  record di salto. Allenandosi acquisisce esperienza e, di conseguenza , tenderà a migliorare le sue prestazioni. Attraverso l’applicazione, l’osservazione degli altri, le continue prove e gli errori. è certamente possibile migliorarsi in un’attività agonistica. Fare canestro al primo tentativo può essere molto difficile, ma dopo aver tentato più volte, osservato il rapporto tra distanza. direzione e forza del lancio, velocità, ci si può gradualmente riuscire.
Nei giochi d’alea tutto ciò non accade. Non c’è altro esito se non quello dettato dalla fortuna, eppure per molti giocatori questa evidenza non è per nulla scontata. Ed è proprio qui che può iniziare il “problema” azzardo: il giocatore tende a non considerare la caratteristica aleatoria della sfida, confonde alea e agon, pensa di poter maturare abilità nei giochi d’azzardo, proprio come farebbe in un gioco di agonismo. Può credere di conoscere i trucchi del gioco , e se vince si compiace di battute come: «Che bravo! Ma come hai fatto?»;anche lo schermo della slot, o quello del pc possono contribuire a fargli credere di essere stato “capace” di vincere, complimentandosi con lui.
L’errore sta nel pensare che ci sia una regola, una concatenazione di eventi, cause ed effetti, quando in realtà tutto è dovuto al caso. Così, il giocatore può convincersi che, nel tempo, le sessioni di gioco possano promettere risultati sempre migliori, non considerando, però, un fattore essenziale: ogni sessione di gioco è una storia a sé, e l’esito del gioco sarà identico, tanto per il principiante (talvolta fortunato a dispetto del veterano. come vuole il popolare detto}, quanto per il giocatore cosiddetto “incallito”.
Annebbiato  da  questa  erronea   considerazione  il  giocatore  può cercare in sé e nella situazione di gioco ogni minimo dettaglio che, a suo giudizio può aver condizionato la vincita o la perdita . “Quella volta che ho vinto indossavo quell’abito.., “Ho sognato qualcosa·, “Avevo appena incontrato qualcuno”, sono esempi di situazioni che nella mente del giocatore si trasformano in avvertimenti, in segni premonitori che accompagnano molto spesso comportamenti superstiziosi. Se, del tutto casualmente, a essi corrisponde la perdita al gioco, il loro potere cessa di esistere e il giocatore li sostituirà con altri segni. Se invece, altrettanto casualmente, il giocatore vince, i suoi segni premonitori, gli “amuleti” che porta con sé, conserveranno intatto il loro “potere magico” .
Di fondo c’è, nella mente di chi gioca d’azzardo, la negazione del caso come fattore determinante per la sfida. Si gioca e si rigioca “come se” la fortuna non avesse alcun ruolo, oppure sfidandola, provocandola, costruendo strategie, illudendosi di controllare ciò che non può essere controllato.

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