Estroversione e introversione

Estroversione e introversione sono due termini che si riferiscono a due orientamenti di interesse della psiche. Estroversione e introversione come diverso rapporto con la realtà e le proprie fantasie. Estroversione e introversione come spinte capaci di determinare diversi modi di stare al mondo.
Cesare Musatti
Trattato di Psicoanalisi vol 2. Bollati Boringhieri

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Abbiamo già veduto, a proposito della vita infantile che, nella prima infanzia, il bambino tende ad appagare i suoi bisogni in forma allucinatoria, cioè integrando e trasformando di fantasia i dati percettivi costituenti ciò che diciamo la situazione reale, conformemente ai suoi desideri. L’attività che il bambino svolge in tal modo, di fronte a quelli che egli sente come bisogni o come stimoli (ad esempio l’allucinazione delle sensazioni relative alla assunzione del cibo, con cui il lattante, sotto lo stimolo della fame, integra le impressioni tattili procuratesi succhiando un oggetto qualsiasi) è precisata da Freud come un’attività puramente regolata dal principio del piacere: giacché è svincolata da ogni esigenza che non sia quella dell’appagamento del bisogno. Ma un tale appagamento si rivela illusorio, e il bambino apprende presto a ricercare un’altra forma di appagamento, regolato questo dal principio della realtà: il bambino apprende cioè ad agire sulla realtà e a trasformarla per .attingere da essa l’appagamento delle sue tendenze e dei suoi desideri. Il principio della realtà esige tuttavia spesso un differimento di un tale appagamento, la sua subordinazione a determinate azioni e a determinati sforzi che possono essere penosi, e implica la rinuncia all’appagamento di date tendenze per poter ottenere quello di date altre, quando le prime siano in contrasto con le seconde. Il bambino apprende cosi quello che è il comporta mento dell’adulto rispetto ai suoi desideri ed alle sue tendenze, comportamento che è sempre di costante parziale rinuncia.
Soltanto a fatica il bambino abbandona il principio del piacere per il principio della realtà. Il gioco, con il quale sa integrare e arricchire le cose reali di una molteplice varietà di proprietà e di aspetti fantastici, costituisce un residuo dell’attività regolata dal principio del piacere.
Ma anche l’adulto conserva la capacità di svolgere una attività simile a quella del gioco infantile. E quando sente il peso della vita reale, ed alla realtà o per una incapacità soggettiva o per le particolarità delle condizioni reali in cui si svolge la sua vita non sa adattarsi, in quanto non è capace di armonizzare la realtà con le sue soggettive esigenze (sia adattando queste a quella, sia piegando quella a queste) può rifugiarsi in un mondo di fantasia, più plastico, più duttile ai suoi desideri.
Ognuno possiede nell’intimità della sua vita, queste zone di rifugio della lotta che la vita impone, e periodicamente si sofferma in questi suoi sogni. Ma si producono varietà individuali fortissime di un tale comportamento: il mondo della realtà ed il mondo della fantasia hanno cioè per ciascuno un peso diverso.

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Estroversione e introversione della libido.
Vi sono coloro per i quali il mondo fantastico rimane pur sempre qualcosa di assolutamente insufficiente: e la loro libido rimane solidamente radicata nel mondo reale, per cui a questo restano legati e sistematicamente ritornano; e sono gli individui la cui attività si svolge completamente, o quasi, sul piano della realtà : gli uomini a tendenze realistiche, i lottatori, gli uomini d’azione. Per essi si può parlare di una totale, o pressoché totale, estroversione della libido, in quanto la libido è rivolta ad oggetti esterni all’io.
E vi sono invece gli individui che vivono in certo modo una doppia vita, che accanto alla vita reale con tutte le sue limitazioni, ne conducono un’altra in una sfera puramente fantastica, ed attingono da questa le gioie e le soddisfazioni maggiori, ed in essa istradano la maggior parte dei loro interessi, e cioè della loro libido: sono coloro di cui si dice che sono ricchi di una vita interiore. Per essi si può parlare di una introversione della libido, per· ché la libido è rivolta ad oggetti interni all’io. Tipici rappresentanti di questa categoria sono gli artisti, nei quali la proiezione di ogni interesse sopra il loro mondo artistico e la attenuazione dell’interesse per la realtà, si manifestano con quella mancanza di senso della realtà e di attitudini pratiche, per cui nel concetto popolare vengono considerati socialmente spostati ed inetti alla vita. L’artista, si dice, non ha tempo per occuparsi ed interessarsi delle cose materiali, preso com’è dalla sua arte, cioè dai fantasmi che la sua attività artistica vien costruendo.
Senonché l’artista ha maniera di reinserirsi, in un certo senso, nella realtà, quando traduce quei fantasmi in tele, o in marmi, o in rappresentazioni sceniche, o in libri: che sono tutte cose reali, cioè appunto traduzioni nella realtà di quelli che .erano semplici fantasmi della sua mente Questa doppia posizione di distacco dalla realtà e di ritorno nella realtà spiega quel duplice aspetto della creazione artistica, che contribuisce a rendere tanto difficile la definizione di tale attività.
L’artista crea per se stesso, o per gli altri? L’una e l’altra cosa sono necessarie per fare dell’artista un artista. La sua attività risponde ad un bisogno interiore, personale, puro, indipendente dalla realtà obbiettiva in cui svolge la sua vita reale, ed in certo modo in opposizione con i legami e gli interessi per la vita reale: giacché egli cerca nel suo mondo fantastico ciò che non trova nella realtà. Se si soffermasse a ciò l’artista però non produrrebbe ancora nulla. Agisce su di lui anche il bisogno di rendere gli altri partecipi del suo mondo fantastico, e di tradurre dunque i suoi fantasmi in realtà, e di riattaccarsi attraverso all’opera propria alla realtà medesima. Per ritornare alla distinzione fra concentrazione narcisistica e introversione della libido, si può dire che la libido introvertita rimane libido oggettuale, vincolata ad oggetti, anche se questi sono oggetti puramente mentali. Mentre si ha concentrazione narcisistica della libido sull’io quando la libido viene ritirata dagli oggetti per concentrarsi appunto sull’Io, e la libido oggettuale scompare per lasciar sussistere solo la libido dell’io.

 

 

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