Uomo e donna : coppia o diade

Uomo e donna ovvero due psicologie che ancora oggi faticano a capirsi e a integrarsi dando origine a un vero rapporto di coppia. Aldo Carotenuto ci spiega la debolezza della psicologia maschile e l’analfabetismo relazionale che impedisce un vero incontro tra uomo e donna.
Aldo Carotenuto
L’anima delle donne. Bompiani

uomo e donna 1

L’universo femminile è qualcosa di più di una delle due diverse possibilità dell’esistenza, ne costituisce il presupposto. Il senso della vita è un concetto astratto e relativo, non sovrapponibile a quello di normalità o di verità, ma paragonabile a una luce che brilla nel buio fungendo da punto di riferimento. Ognuno di noi possiede ciò che si può definire come una “personale visione della vita”, ma esistono denominatori comuni che determinano una similarità di esigenze e bisogni. È innegabile che la nostra esistenza sia costellata di rapporti e dal confronto costante con l’Altro, una dialettica fondamentale tanto per il mondo psichico femminile che per quello maschile. Uno dei tanti modi per far fronte alla sofferenza umana è proprio il rapporto interpersonale inteso come la possibilità di entrare in contatto con l’alterità, con ciò che è diverso da noi ma al contempo così necessario da rendersi indispensabile. Maschile e femminile sono i due estremi — differenziati ma nonostante ciò tra loro connessi — che delimitano la nostra possibilità di essere, ed è proprio l’essenzialità dell’uno per l’altro a conferire senso alla nostra esistenza.
Nonostante che il termine “rapporto” sia oggi abusato e supersfruttato, in realtà non esiste una conoscenza approfondita e completa di questo concetto. Uomo e donna si incontrano, instaurano legami e relazioni, spesso si sposano e hanno dei figli, e in ogni caso danno vita a ciò che dovrebbe definirsi “coppia” ma che, in realtà, altro non è se non una diade. La differenza che rende questi due termini non sovrapponibili è enorme, giacché per dar vita a una diade non sono necessari sentimenti autentici e profondi, non è indispensabile un coinvolgimento emotivo intenso, e lo stesso dicasi per il desiderio di dare senza aspettarsi nulla in cambio. La coppia, invece, è tutto questo e molto di più, è condivisione della vita, di idee e valori, è un volere affrontare insieme a un’altra persona il cammino dell’esistenza.
La dimensione relazionale è sì una possibilità che viene offerta a tutti noi, ma si configura come una conquista difficilissima, come l’impresa più ambiziosa che ogni uomo e ogni donna dovrebbero cercare di realizzare. Si tratta però di un compito più gravoso e impegnativo di quanto si possa pensare, un compito a cui tutti siamo chiamati ma che solo pochi riescono a portare a termine. I fallimenti all’interno della sfera relazionale sono i più frequenti e dolorosi di cui sia possibile fare esperienza. Quando un rapporto fallisce o quando addirittura non riesce a concretizzarsi in niente altro che un disastro, è molto difficile ammettere di avere sbagliato, riconoscere i nostri errori, assumerci il peso delle nostre responsabilità. E così, mentendo a noi stessi ancora prima che agli altri, ci ostiniamo senza esitare a definire “coppia” o “rapporto” ciò che in realtà non è altro che un mero vivere insieme a un’altra persona.

uomo e donna 2

Ma perché, potremmo domandarci, la dimensione relazionale pur essendo tanto importante e standoci così a cuore, appare così travagliata? Il vero problema è che non siamo ancora giunti a comprendere quale sia il significato autentico del termine “rapporto” e questa subdola forma di analfabetismo relazionale è l’elemento che innesca la maggior parte dei fallimenti a livello dei rapporti interpersonali. Qualcuno potrebbe obiettare che se la specie umana ancora esiste e non solo non si è estinta ma, addirittura, appare afflitta dalla minaccia della sovrappopolazione, lo si deve proprio all’incontro e rapporto tra maschile e femminile. Ma una simile obiezione rivelerebbe una grande ingenuità di fondo, laddove la sopravvivenza di una specie non necessita certamente della relazione tra maschile e femminile, quanto del mero incontro tra maschio e femmina.
Il rapporto tra uomo e donna presenta gravissime lacune e la strada che dobbiamo percorrere per riuscire a sanarle tutte appare ancora lunghissima e impervia. Ciò che fino a oggi ha caratterizzato l’incontro e l’interazione tra maschile e femminile, non tanto sono stati la possibilità e il desiderio di un rapporto, quanto la condizione di sudditanza nella quale la donna si è venuta a trovare. La sudditanza a cui mi riferisco è stata provocata da una forte prevaricazione del maschile sul femminile, una prevaricazione che dura da sempre e della quale la donna non è ancora riuscita a liberarsi. Dal momento stesso in cui si è affermata la cultura patriarcale, il maschile è diventato suo malgrado schiavo del potere, ossessionato e condizionato dal bisogno di conquistarlo. Questo atteggiamento aggressivo e prevaricatore del maschile e la conseguente sofferta rassegnazione e sottomissione del femminile, hanno dato vita a ruoli distinti e standardizzati per l’uomo e per la donna. Nel nostro immaginario, al maschile e al femminile spettano destini diversi, compiti che ci vengono assegnati dalla nostra natura biologica, e quello della donna implica una grande arrendevolezza e dipendenza nei confronti dell’uomo. (…)
In effetti, esistono atteggiamenti, attitudini e persino idee che possono essere definiti tipicamente “femminili”, in contrasto con tutte quelle persone che sostengono di inorridire dinanzi a ogni distinzione nitida tra uomo e donna. E se oggi espressioni come “condizione femminile”, “lotta per la parità tra sessi” e “discriminazione sessuale” vengono definite obsolete dai fanatici della modernità, parimenti sollecitano l’interesse di quanti, come coloro che si interessano di psicologia del profondo, si interrogano in maniera attiva sul significato di ciò che li circonda.

uomo e donna 3

Perché quella femminile è a tutt’oggi una “condizione” tanto dibattuta e controversa? Perché le donne hanno dovuto lottare per i loro diritti di esseri umani? Perché il femminile ha avuto un destino completamente diverso — e senza dubbio più sofferto — rispetto a quello dell’uomo in questa nostra società? E, soprattutto, perché la donna si è sempre trovata in una condizione subalterna rispetto all’uomo? (…)
Se ancora oggi la donna subisce la prevaricazione del maschile, ciò non è dovuto alla effettiva supremazia di quest’ultimo, né alla sua presunta forza, o al potere che di fatto un uomo può riuscire a conquistare durante l’arco della sua vita. La sudditanza del femminile non implica che il maschile sia migliore, superiore ma, al contrario, rivela tutta la debolezza dell’uomo e il suo grandissimo tallone d’Achille rappresentato dal bisogno ossessivo di ricercare il potere. Potremmo dire che il maschile possiede una visione distorta dell’esistenza, che lo costringe a perseguire ideali che non appartengono all’uomo in quanto tale, ma al sistema sociale a cui appartiene. Il maschile è dominato dai suoi bisogni che, ironia della sorte, sono bisogni indotti dagli altri, dal collettivo e dalla sua assurda scala di priorità. Fin tanto che l’uomo considererà essenziale per la propria sopravvivenza il riuscire a sopraffare gli altri, dominandoli e sottomettendoli al proprio volere, sarà sempre più impossibilitato ad aprirsi alla dimensione del rapporto. Il problema è che della relazione non riesce a cogliere il significato, il valore intrinseco, e ritiene che essa debba rimanere appannaggio del femminile. Ma permettendo a simili pensieri di albergare nella sua mente, il maschile si è fino ad oggi privato della più straordinaria meraviglia che la vita possa offrire: il rapporto. Fin quando maschile e femminile non saranno posti su due dei tanti punti che compongono la medesima linea retta, e l’uno continuerà a cercare di imporsi sull’altro, non sarà possibile parlare di “coppia” e di un vero rapporto tra uomo e donna.

Leggi su Aldo Carotenuto
Leggi: Psicologia della coppia